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N° 8 del 3 dicembre 2009

   
  Nuovo numero newsletter
Questo ultimo mese dell'anno si apre con forti e grandissime novità riguardanti la nostra professione e gli eventi anche di tipo negativo, quali l'influenza A.
Speriamo come sempre di fornire molti spunti e a chiarire perplessità a riguardo con questo nostro nuovo numero.
Tutto il Consiglio Direttivo del Collegio provinciale anticipa ai propri iscritti e a tutti i fruitori di questo numero i più sentiti Auguri di Buone feste e di un sereno 2010


 
LA PROFESSIONE IN PILLOLE
Il documento del CUN riconosce la specificità disciplinare dell'Infermieristica
Il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) ha predisposto un documento relativo al nuovo riallineamento dei Settori Scientifico Disciplinari, previsto dalla Riforma Gelmini. Il documento, già fatto pervenire dal CUN agli organi competenti, induce la Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, pur senza abbassare la guardia, all’ottimismo per una conclusione positiva della vicenda che ha visto e continua a vedere un forte impegno dell’intera compagine professionale per il riconoscimento della specificità disciplinare infermieristica e per il conseguente mantenimento di un nostro SSD.

Malattie infettive: prevenire le infezioni e il contagio tra i bambini
Il mezzo di prevenzione sicuramente più efficace è costituito dalle vaccinazioni; altrettanto importante è l’adozione di misure igieniche di routine che, divenute parte del comportamento abituale, ci evitano di essere raggiunti dai microbi. Il primo passo da compiere in questa direzione è l’informazione: la collaborazione tra gli operatori della prevenzione e le diverse componenti che operano nelle comunità infantili e scolastiche (insegnanti, educatori, genitori e alunni) nasce anche dalla condivisione delle conoscenze che sottendono le indicazioni operative per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive. Da qui queste “schede”, perché le azioni di prevenzione non possono essere bagaglio solo degli “addetti ai lavori”.

Opporsi al declino
Mantenere un tono muscolare sufficiente a non imprecare di fronte a un ascensore fuori uso. Per far ciò dopo i 40 anni, e in particolare dopo i 60, occorre mettere in atto una strategia adeguata, che si basi innanzitutto su un regime alimentare ricco di antiossidanti. È la conclusione di un recente studio condotto da un'equipe dell'Università americana di Pittsburgh guidata dalla dott.ssa Anne Newman. La ricerca ha preso in esame un campione di 2.000 adulti di entrambi i sessi con un'età media di 70 anni. È noto che col passare degli anni la forza dell'uomo va scemando e che semplici azioni e movimenti che prima sembravano del tutto naturali diventino uno sforzo quasi sovrumano. Secondo la dott.ssa Newman, la chiave di volta per evitare un decadimento fisico precoce sta nell'assunzione di vitamine, in particolare quella C ed E, dalle riconosciute proprietà antiossidanti. Se l'età rappresenta ovviamente la causa naturale della perdita di forza muscolare, a questo si può rispondere modificando in parte la propria alimentazione e le proprie abitudini. Lo studio americano ha sottolineato l'importanza di un'assunzione quotidiana di vitamina C ed E pari rispettivamente a 144 e 11 mg. Se a questo si aggiunge una giusta dose di proteine e una buona attività fisica, seppure commisurata alle possibilità individuali, il tono muscolare non potrà che trarne beneficio. È senz'altro preferibile assumere le due vitamine attraverso frutta e verdura, riducendo nello stesso tempo il ricorso al sale. Lo studio è stato presentato nell'ambito del Gerontological Society of America's Annual Meeting, un convegno annuale sui temi della salute fra gli anziani tenutosi ad Atlanta, a margine del quale la dott.ssa ha commentato i risultati affermando che essi rappresentano “un altro motivo per i medici per incoraggiare i pazienti ad avere una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura”.



Porte sbarrate agli infermieri
Nell'anno accademico appena iniziato le sei facoltà lombarde di medicina hanno avviato alla professione infermieristica 1.850 studenti, 1.250 in meno rispetto al fabbisogno segnalato dalla regione che già denuncia una carenza strutturale nel settore.
Per il 2009 il Pirellone aveva indicato il fabbisogno  di 38.567 infermieri da impegnare nelle Aziende Ospedaliere pubbliche (32.910), Fondazioni Irccs (3.191) e Asi locali (2.466). Un numero destinato progressivamente a crescere nei prossimi due anni fino ai 38.701 indicati nella delibera n. 9930 del luglio scorso. Comprese le strutture private il numero di personale infermieristico impegnato in Lombardia supera le 51 mila unità. In questo quadro, reso difficile dalla concorrenza della vicina Svizzera con i suoi stipendi più alti e dalla fuga dei camici bianchi spinti ad allontanarsi dai grandi centri a causa dell'elevato costo della vita, laRegione ha provato a reagire con un sistema di incentivi economici per la permanenza in servizio e con la condivisione tra tutti i soggetti interessati (Regione, associazioni professionali e facoltà universitarie) del percorso per l'indicazione al Ministero della Sanità e al Miur del fabbisogno formativo. «Un metodo che riteniamo funzioni. Per il 2009 la Regione ha indicato il fabbisogno di 38.567 infermieri  che permette di fare stime ancorate alla realtà a differenza di quanto accaduto in altre regioni», precisa Cavallo pur non nascondendo le difficoltà strutturali. Un tavolo permanente che per l'anno accademico 2010-2011 ha visto dare la disponibilità da parte dei presidi delle facoltà per 2.050 posti con la possibilità di salire fino a 2.100 e un incremento vicino al 10% che sembra in parte rispondere alle richieste dei sindacati che in relazione al deficit 2009 avevano chiesto alla Regione di farsi médiatrice anche verso le università per garantire l'aumento delle disponibilità superando le difficoltà organizzative che venivano lamentate.
Il cammino verso la definizione del numero programmato per l'anno accademico 2010-2011 è comunque solo all'inizio.


 
La Pec parte. Con il freno tirato
Per il ministro Brunetta oltre un milione di iscritti agli albi è in regola. Ma i numeri dicono altro.
L'obbligo è già in vigore. Ma le professioni sono in alto mare
L'obbligo della "posta elettronica certificata per i professionisti è scattato il 29 novembre. Ma non tutti gli iscritti agli albi (soprattutto coloro che
sono dipendenti) sono in regola con la previsione della Legge 2/2009. Secondo le stime «ottimistiche» del ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta oltre un milione avrebbe già attivato la Pec. Ma sommando i numeri della tabella fornita dal Cup (comitato unitario delle professioni) e diffusa ieri nel corso di una conferenza stampa si supera di poco le 400 mila unità. Mancano all'appello (non c'è monitoraggio) le categorie tecniche che sono uscite dal Cup. Altro discorso è il fatto che tutte le categorie sono alle prese con una rivoluzione senza precedenti. Ecco perché Alessandro Visparelli, vicepresidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro che per la categoria ha gestito il progetto Dui (che comprende anche la posta certificata), minimizza. «I problemi maggiori che si stanno  riscontrando», dice, «riguardano principalmente quegli ordini che hanno molti iscritti ma dipendenti, come gli infermieri per esempio. La Pec fa parte di un processo di semplificazione. Ordini e professionisti risparmieranno tempo e soldi nella loro attività».
A regime, infatti, la posta elettronica certificata consentirà di gestire le comunicazioni ufficiali con gli enti di previdenza e in generale con la pubblica amministrazione centrale (indagini finanziarie con il Fisco, concorsi ecc.) e con le pubbliche amministrazioni locali, inviare e ricevere contratti e fatture, sostituire raccomandate a/r e tutti quei documenti che possono essere utilizzati in via legale (lettere di sollecito, crediti, lettere di diffida). L'attivazione della casella ha un costo (massimo 10 euro a  seconda dell'ordine di appartenenza così come l'entità delle sanzioni per chi non adempie a questo obbligo varia a seconda della categoria. Il ministero ha anche attivato il numero verde 800.254.009 per risolvere dubbi e chiarimenti sugli obblighi, le caratteristiche e le funzionalità della Pec. E presto sarà creato un motore di ricerca per indirizzare la propria mail nella «buca» elettronica giusta (delle diverse pubbliche amministrazioni). «La Pec», ha detto Brunetta, «è il completamento informatico di un'eventuale azione collettiva, prevista dal mio decreto 150, nel senso che da oggi un esposto, per esempio, si può fare con la Pec». Obbligatoria per i professionisti, volontaria per chiunque
lo desidererà. Il 2010 comunque, assicura Brunetta «sarà l'anno della Pec, perché la casella di posta «sarà distribuita gratuitamente a tutti i cittadini che ne faranno richiesta».


 
Il virus A mutato arriva in Italia
Risale ad agosto la prima e unica mutazione del virus A/H1N1 finora registrata in Italia, identica a quella rilevata in Norvegia, in Francia e in molti altri paesi, dagli Usa alla Cina. L'Istituto superiore di sanità, allertato dalle segnalazioni dei colleghi europei, l'ha stanata rivalutando le sequenze di oltre cento ceppi virali isolati in altrettanti pazienti. Scovandola proprio nel primo malato grave: il giovane di Parma ricoverato a fine agosto all'ospedale San Gerardo di Monza e guarito dopo una lunga lotta contro una severissima polmonite.
Nessun altro presentava la mutazione. Una conferma, per il ministero del Welfare, del fatto che «non appare per ora predominante nei casi gravi o letali di nuova influenza» e che «non influisce sull'efficacia del vaccino e degli antivirali». «Non preoccupa, tanto più che si è verosimilmente verificata durante il ricovero e non si è propagata», spiega il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, che oggi sarà a Bruxelles per il Consiglio dei ministri europei della Sanità. Per Fazio «il vaccino resta valido per contenere il virus , anche incattivito, almeno nell'emisfero Nord». E i prodotti adiuvati (come il Focetria di Novartis acquistato dall'Italia, per la cui somministrazione monodose dai 9 anni è arrivato ieri il via libera della Commissione Ue) «teoricamente dovrebbero essere più efficaci in caso di mutazione». La ritirata del virus è intanto una realtà, anche se il viceministro non esclude altre ondate «con l'arrivo del freddo o a febbraio ». Le vittime sono salite a 97, i vaccinati solo a 494.915 su 4 milioni di dosi distribuite. Tanto che, anticipa Fazio, l'Unità di crisi giovedì intende estendere l'offerta di vaccini ai bambini e ragazzi sani dai sei mesi ai 17 anni e agli anziani a rischio, come ha già fatto il Veneto. La raccomandazione a vaccinarsi (ieri si è immunizzato lo staff dell'Oms a Ginevra) in effetti si è scontrata contro una cortina di diffidenza. Lo ha denunciato il neopresidente della Società italiana di pediatria, Alberto Ugazio: «Pochi sembrano i genitori che vaccinerebbero i propri figli». Colpa anche dello «scarso coinvolgimento di medici e pediatri di famiglia» nelle strategie vaccinali.
Controcorrente l'epidemiologo Tom Jefferson, coordinatore del settore vaccini della Cochrane Collaboration, la rete internazionale di ricercatori che pubblica revisioni degli studi su vari trattamenti sanitari. «Dove sono le prove dell'efficacia dei vaccini antinfluenzali?», chiede, deplorando «le certezze dei cattivi maestri costruite sulla sabbia scientifica ». «L'unica certezza finora è quella collaudata durante l'epidemia di Sars: le misure di igiene prevengono efficacemente qualsiasi virus respiratorio ». La lezione di Topo Gigio negli spot voluti dal Governo, insomma. Che sembra inascoltata nelle scuole: secondo un'indagine promossa da Afed-Afidamp e realizzata da Cittadinanzattiva, in aula polvere e sporcizia la fanno da padroni.


 

   

Collegio Infermieri Professionali Assistenti Sanitari Vigilatrici d'Infanzia
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